Release: 14.4.1 - Revision: b720d071bef1d76e5ad434aeabdc94d40a5e24a8 - Build: 642 - BuildId: 642 - Env: prd-66 - Host: hybr-prd4
Menù

Barossa

Anche l’Australia può vantare una storia pluricentenaria nel settore enologico. Infatti i primi tentativi, seppur infruttuosi, risalgono al diciottesimo secolo. Il settore vinicolo prese poi piede in Australia nella prima metà del diciannovesimo secolo. In seguito le viti furono piantate in regioni sempre più numerose: in un primo tempo nel Nuovo Galles del Sud, poi via via in altre regioni e infine anche nell’Australia Meridionale con l’ormai rinomata regione vinicola dell’Australia, la Barossa Valley.

La Barossa Valley (che insieme alla limitrofa Eden Valley è indicata anche come sovraregione Barossa) è caratterizzata da un clima secco con diverse altitudini, il che permette la produzione sia di vini rossi che di vini bianchi. Nelle zone più calde si producono prevalentemente vini rossi come lo Shiraz (syrah), il Grenache e il Cabernet Sauvignon, mentre nelle zone più fredde situate ad altitudini maggiori si trovano anche lo Chardonnay, il Viognier e il Riesling. Il vero oro della regione tuttavia è costituito dalle viti, alcune delle quali di 200 anni (soprattutto lo Shiraz), che producono le uve utilizzate nei vini australiani di maggiore fama, come il Penfolds Grange e l’Henschkes Hill of Grace. La regione Barossa è e rimane dunque la culla del vino più rinomato del continente: lo Shiraz australiano.

Sapevate...?

Bilancio ecologico dei vini oltremare - Vi è l’opinione diffusa in tutto il mondo che si dovrebbero evitare i vini d’oltremare soprattutto per le emissioni di CO2. Diversi studi su questo argomento hanno dimostrato che le cose non sono così semplici. Per quanto riguarda il trasporto, infatti, non è decisiva solo la distanza quanto piuttosto la modalità del trasporto: in quest’ottica, il trasporto via nave è il più ecologico, prima del trasporto ferroviario, seguito con notevole distacco dal trasporto su gomma e infine, come fanalino di coda, il trasporto aereo. Dall’altro lato, e questo è quasi più importante, solo fra il 7.5% e il 15% dei CO2 prodotti di una bottiglia di vino dipendono dal trasporto. Una parte molto maggiore è da ricondurre alla produzione di vino (inclusa la coltivazione dell’uva) e anche la produzione dei materiali da imballaggio ha un impatto maggiore rispetto al trasporto. Può dunque accadere che un vino dell’Australia o della Nuova Zelanda prodotto ecologicamente presenti un bilancio ecologico nettamente migliore rispetto a un vino prodotto in Europa.

In questa regione è cresciuta anche la maggiore delle aziende vinicole australiane di proprietà familiare, la Yalumba. Fondata oltre 150 anni fa nella Barossa Valley, ancora oggi fissa i canoni del vino australiano. Da un lato con la qualità costante ed estremamente alta dei suoi vini; dall’altro Yalumba è una delle poche aziende vinicole (e l’unica nell’emisfero sud) che ancora oggi manda avanti la propria produzione di botti.

C’è però anche un altro aspetto che fa di Yalumba un modello per l’enologia australiana: la sostenibilità. Già dalla metà degli anni ’90, quando in Europa a praticare la vitivinicoltura sostenibile erano solo pochi fanatici di ecologia, Yalumba sviluppò il suo programma di sostenibilità che nel 2007 è valso all’azienda, prima fra le aziende vinicole, il premio «Climate Protection Award» dell’agenzia americana per l’ambiente.

Nel concreto Yalumba si impegna a favore della biodiversità, sostenendo in maniera mirata altre piante nei vigneti per contrastare le monocolture problematiche nel settore vitivinicolo. Inoltre per ogni ettaro a vigneto, Yalumba possiede almeno un ettaro di terra a vegetazione naturale, in cui ogni anno pianta centinaia di alberi; ma non solo: l’azienda è impegnata anche sul fronte dei materiali di imballaggio più ecologici ed efficienti, il che a sua volta riduce drasticamente le emissioni di CO2 del prodotto.

I vini del nuovo mondo